Effetti del Glifosate sulla qualità ambientale e gli organismi viventi

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Già nel 2007 il Dipartimento difesa per l’ambiente e l’ISPRA pubblicavano un rapporto di una trentina di pagine sugli “Effetti del Glifosate sulla qualita ambientale e gli organismi viventi”. Ecco le conclusioni:

I problemi causati dal Glifosate sono ormai evidenti: si tratta di un “esempio da manuale di entropia semiotica esogena” (Samsel & Seneff, 2013a), cioè di rottura dell’omeostasi a causa di tossine ambientali. Vi sono, inoltre, preoccupazioni crescenti per salute, biodiversità e ambiente e per lo sviluppo di resistenza al Roundup da parte delle piante infestanti. Trattandosi di sostanza pericolosa per l’ambiente acquatico, è necessaria evitarne per quanto possibile l’uso in ambiti (compresi margini stradali o ferroviari) interessati da corridoi ecologici (ad es. aree ripariali, bordi dei coltivi e fossi, ecc.) o da corpi idrici e in presenza di habitat agricoli caratterizzati da colture non intensive (agricoltura biologica, biodinamica ed aree agricole ad alto valore naturalistico). Ne va invece assolutamente proibito l’uso all’interno di aree naturali protette (Rete Natura 2000, Parchi e Riserve nazionali e regionali, Zone Ramsar, ecc.), dove dovrebbe essere sempre scoraggiato l’uso degli erbicidi per il controllo della vegetazione, in quanto hanno effetti diretti sulla biodiversità e sulla qualità dell’ambiente. Secondo quanto previsto nel documento di orientamento “Misure di mitigazione del rischio per la riduzione della contaminazione dei corpi idrici superficiali da deriva e ruscellamento”, elaborato nel 2009 dal Gruppo di lavoro ad hoc della Commissione Consultiva per i Prodotti Fitosanitari del Ministero della Salute, per proteggere i corpi idrici superficiali si dovrebbero interporre opportune aree di rispetto non trattate. Va ricordato che la diffusione nell’ambiente di sostanze tossiche viola gli articoli 2, 6 e 37 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea (Nizza, 2000):

Articolo 2, la Comunità ha il compito di promuovere uno sviluppo armonioso, equilibrato e sostenibile delle attività economiche ed un elevato livello di protezione dell’ambiente ed il miglioramento della qualità di quest’ultimo.

Articolo 6 le esigenze connesse con la tutela dell’ambiente debbano essere integrate nella definizione e nell’attuazione delle politiche e azioni comunitarie, in particolare nella prospettiva di promuovere lo sviluppo sostenibile.

Articolo 37 un livello elevato di tutela dell’ambiente e il miglioramento della sua qualità devono essere integrati nelle politiche dell’Unione e garantiti conformemente al principio dello sviluppo sostenibile.

Va inoltre ricordato quanto afferma il Decreto Legislativo del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale):

Art. 3-ter. Principio dell´azione ambientale La tutela dell´ambiente e degli ecosistemi naturali e del patrimonio culturale deve essere garantita da tutti gli enti pubblici e privati e dalle persone fisiche e giuridiche pubbliche o private, mediante una adeguata azione che sia informata ai principi della precauzione, dell´azione preventiva, della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all´ambiente, nonchè al principio “chi inquina paga” che, ai sensi dell´articolo 174, comma 2, del Trattato delle unioni europee, regolano la politica della comunità in materia ambientale.

Art. 3-quater: Principio dello sviluppo sostenibile 1. Ogni attività umana giuridicamente rilevante ai sensi del presente codice deve conformarsi al principio dello sviluppo sostenibile, al fine di garantire che il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali non possa compromettere la qualità della vita e le possibilità delle generazioni future. 2. Anche l´attività della pubblica amministrazione deve essere finalizzata a consentire la migliore attuazione possibile del principio dello sviluppo sostenibile, per cui nell´ambito della scelta comparativa di interessi pubblici e privati connotata da discrezionalità gli interessi alla tutela dell´ambiente e del patrimonio culturale devono essere oggetto di prioritaria considerazione.

Anche il Decreto Legislativo 14 agosto 2012, n. 150, Attuazione della direttiva 2009/128/CE, prevede specifiche azioni in merito alla problematica della dispersione di sostanze tossiche: In particolare, nell’ambito dell’art. Art. 14. “Misure specifiche per la tutela dell’ambiente acquatico e dell’acqua potabile”, vengono indicati i seguenti punti: a) preferenza all’uso di prodotti fitosanitari che non sono classificati pericolosi per l’ambiente acquatico ai sensi del Decreto legislativo 14 marzo 2003, n. 65, e del regolamento (CE) n. 1272/2008, e che non contengono le sostanze pericolose prioritarie (PP) e le sostanze dell’elenco di priorità (E) di cui alla tabella 1/A della lettera A.2.6 dell’Allegato 1 alla parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152; b) riduzione, per quanto possibile, o eliminazione dell’applicazione dei prodotti fitosanitari sulle o lungo le strade, le linee ferroviarie, le superfici molto permeabili o altre infrastrutture in prossimità di acque superficiali o sotterranee, oppure su superfici impermeabilizzate che presentano un rischio elevato di dilavamento nelle acque superficiali o nei sistemi fognari. Alla luce di quanto sopra esposto, si ritiene che l’uso del glifosate debba essere disincentivato, ricorrendo per quanto possibile a misure alternative che non comportino rischio per le acque superficiali e sotterranee e che riducano l’impatto sulla biodiversità e su altri aspetti ambientali che possono comportare conseguenze importanti anche per la salute umana. Dove, per mancanza di alternative praticabili, si ritiene di dover ricorrere al diserbo chimico, tale utilizzo deve essere effettuato mettendo in atto accorgimenti necessari a minimizzare l’esposizione della popolazione e dell’ambiente ed utilizzando sostanze sostitutiva organiche di breve durata nell’ambiente e non dannose per la banca del seme e per gli organismi del suolo.

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