Una sfida importante!

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Il compito che ci aspetta è tanto arduo quanto delicato e importante, anche solo una persona in più che si unisce alla nostra missione è una conquista. Abbiamo realizzato un documento abbinato alla Carta internazionale della Terra ricco di domande per le amministrazioni comunali stimolando un dibattito, chiedendo un confronto, cercando un cammino comune verso la sostenibilità eppure più ci penso e più mi convinco che stiamo affrontando una battaglia contro la tradizione. Tradizione è parola percepita nel senso buono della riproposizione di valori, usi e costumi, ma può essere in senso più neutro sinonimo di consuetudine. Il parlare, irritarmi, con persone anziane o anche più giovani che compiono azioni pericolose per se e per gli altri mi ha fatto capire che un grosso lavoro di comunicazione, approfondito, con quante più informazioni possibile, nelle scuole, nei mercati, nelle fiere, è il nostro vero obbiettivo. Il vecchio giardiniere che cura la casa padronale e poi comunque accudisce con amore al proprio orto, la moglie che ama le proprio piante in vaso sul balcone e i parenti che hanno qualche ettaro e un trattore, non fanno trattamenti fitosanitari, ma “i da’ a medixina” con l’accezione del termine più benefico che ci sia, con la convinzione dell’amico invisibile che fa “vegnir bei i pomodori”, con l’orgoglio che grazie al “verde rame” il vino sarà abbondante e più buono. L’atto di “darghe l’acqua ae piante” è eseguito con tutta naturalezza, senza badare troppo alle precauzioni di protezione nella preparazione delle sostanze chimiche, tragicamente tossiche, e senza avere alcuna consapevolezza dei danni che comporta l’irrorazione di tali sostanze; ecco che il nonno, tranquillamente con la pompa a mano, con grembiule (come el dotor che da’ a medixina), zoccoli e cappellaccio, magari in una giornata ventosa, distribuisce veleni sulle piante, e siccome alla fine nella cisterna “ghe ne vansà ‘na sc-ianta, femo ‘n’altro giro”.

Questa consuetudine non viene dalla tradizione contadina, ma dall’era industriale, dalla commercializzazione massificata di prodotti chimici per ogni utilizzo, prodotti senza vincoli ambientali o per la salute, ma che fanno risparmiare tempo e fatica, non importa quali siano gli effetti collaterali devastanti per l’ambiente e i propri discendenti. E così non si usa più la zappetta ma una bella botta di diserbante sull’aia, così la ghiaia è bella bianca e non ha più erbacce. Non cercate di far notare che le galline lasciate libere durante il giorno vanno a beccare proprio lì e ingeriscono sostanze che si trasmetterano nelle carni, nelle uova e quindi all’uomo perché “’no te vedi che e gaine sta ben?”.

E i figli e i nipoti hanno sempre visto fare queste cose, nemmeno pensando che possano esserci delle alternative, convinti che se qualcuno si ammala la responsabilità e solo delle ciminiere e dei scarichi delle auto, ma solo quelle degli immigrati perché sono le più vecchie e non sono euro 6-7-8 o 9. E alla fine del discorso quei figli sono diventati in parte amministratori comunali, gli stessi con i quali ora dobbiamo discutere di quanto sia dannoso il glifosato. Abbiamo un compito importante, difficile, dobbiamo dotarci di materiale divulgativo, entrare nelle scuole, rendere visibile ciò che si nasconde dietro la consuetudine, ricordando che ormai ci sono bimbi che si spaventano e restano sorpresi se la vedono, perché non sanno cos’è una raganella…anche se sarà difficile che la vedano. 

 

Marco Piacentini

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